2. Il rapporto tra mente e mano


Attorno alla volontà, ci sono gli enunciati che possono essere semplici opinioni o propositi mossi dal senso di equità o di giustizia indipendentemente dal processo etico che lo caratterizza.
Oggi, nella società, i rapporti tra i soggetti sono regolati da diritti gestiti secondo giustizia.
Tali rapporti non hanno legami con l'universalità dell'Uno perché l'anima è un principio ontologico dell'essere, mentre il diritto e la giustizia non fanno parte dell'essere, ma sono metodi di relazione tra soggetti e oggetti reali che non possono, né devono essere individuati tra gli stessi soggetti umani.
La razionalità che richiede il trattamento dei dati reali, non è usabile nella ricerca dei principi quando questa, sotto forma di logica e matematica, è solo un rapporto tra mente e mano per descrivere comuni nozioni da condividere nel campo della fisica, della chimica e della biologia ma non per traslare all'anima sentimenti e passioni quali appaiano dalle espressioni e dai comportamenti.
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Qui sta il pensare e il pensare sul già pensato. Sul pensare si formula una congettura dalla quale scaturisce l'opinione, sul pensato, invece, si accumula la potenza necessaria per generare l'atto.
Non si tratta di pensare per costruire l'intenzione ma di pensare alla potenza necessaria per determinare l'impulso agente.
Sono forze debolissime che agiscono in campi dove il potere è soggetto all'indeterminazione statica endogena al sistema uomo/società; a quella logica propria dell'uomo che pensa, vuole, può e deve; nonché alla indeterminazione dinamica.
In senso generale, l’indeterminazione dinamica nasce dal fatto che il soggetto agisce consciamente con la mira di ottenere il risultato sperato che, in campo politico, economico e sociale, ha due facce: l’una oggettiva, quando l’azione segue un percorso logico razionale e l’altro soggettivo quando l’azione segue la logica delle congetture che si perdono nei fattori esogeni pregressi e contingenti al corso storico nel quale il soggetto agente era, è e sarà attivo.
L'elemento portante dell'energia è quindi il "volere" veicolato sul potere inteso come "opinione" che interviene nella formazione del valore dei piaceri e dei dolori della vita umana.
Riflettere sulla Società come insieme di individui (massa di soggetti/oggetti) riduce l'uomo ad essere vagliato solo per la sua parte, il corpo, escludendo l'anima sicché, oggi, l'azione politica opinionista riduce la Persona ad essere scorporata in una società che rischia di essere ridotta alla mercé del proprio corpo come insieme di genere: né maschio né femmina.
Ho qui esposto quanto occorre per parlare del “volere” come sostantivo coniugato con l'immensa energia mediatica deviata dal canale dell'evoluzione storica dell'uomo.
Per tale ragione sarà necessario fuggire dalle fantasie fuorvianti di Bertrand Russell[1] alla vana ricerca dei predicati, e rievocare quelle sane e concrete di Ludwig Wittgenstein che, invece, dall'enunciato "Il mondo è tutto ciò che accade” scrive il Tractatus logico-philosophicus.
Immaginando che l’Uomo è il soggetto al quale gli accadimenti si susseguono, si possono formulare le proposizioni elementari a lui proprie come apparirà nel prosieguo della lettura del vademecum.


[1] Russell ritiene che ogni "descrizione definita" contenga un'affermazione di esistenza e un'affermazione di unicità, ma esse possono essere distinte e trattate separatamente dal predicato che è contenuto nell'enunciato in cui compaiono. L'enunciato contiene tre dichiarazioni circa un oggetto: la descrizione definita ne contiene due, il resto dell'enunciato contiene la terza. Se l'oggetto non esiste, o se non è unico, allora l'enunciato è falso, ma non privo di significato. Wittgenstein, invece, enuncia la funzione di verità che è una proposizione delle proposizioni elementari che sono 29 come si vedrà al cap. 19.

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